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L'AISAD
- Associazione Italiana Imprese Settore Animali Domestici, aderente alla
CONFESERCENTI, pur condividendo nei princìpi le finalità di tutela
dell'incolumità pubblica sottese all'Ordinanza del Ministero della Salute
del 9 settembre scorso, concernente il rischio di aggressioni da parte di
cani potenzialmente pericolosi, esprime tuttavia perplessità circa
le modalità con cui detta tutela viene apprestata e preoccupazione
per gli effetti negativi che l'Ordinanza mostra di produrre, in primis
per gli stessi animali, ma anche per i loro detentori e per gli operatori
professionali rappresentati.
Se non v'è dubbio sulla giustezza dei divieti di addestramento inteso ad
esaltare l'aggressività o pericolosità di cani, selezione o incrocio di
cani allo scopo di svilupparne l'aggressività, sottoposizione di cani a
doping, si dissente invece sulle altre prescrizioni contenute nel
provvedimento, a partire dalla previsione di divieti ed obblighi
relazionati ai gruppi 1° e 2° della classificazione della Federazione
Cinologica Internazionale.
Stabilire divieti di acquisto, possesso e detenzione, nonché specifici
obblighi in relazione alla generica appartenenza del cane a detti gruppi
vuol dire ingenerare confusione ed apprensione nei cittadini
detentori e conseguentemente creare ingiustificati intenti persecutori
nei confronti dei cani.
Negli Ordinamenti di altri Stati il problema viene affrontato in ben altra
maniera, proprio per la differente considerazione dell'animale.
La legislazione vigente in alcuni Lander tedeschi, ad esempio, considera
pericolosi soltanto i cani che siano stati allevati al fine
dell'aggressività e della prontezza a combattere, quelli che abbiano dato
prova di attaccare l'uomo secondo l'opinione di esperti veterinari o che
abbiano dimostrato un istinto predatorio fuori controllo, in linea
peraltro con quanto affermato recentemente dall'Ente Nazionale della
Cinofilia Italiana, laddove non condivide la convinzione "di chi
vorrebbe imporre ai possessori di tutti i cani appartenenti a razze
riconosciute divieti ed obblighi che si ritiene debbano essere imposti
esclusivamente ai soggetti per i quali l'Autorità competente ha
evidenziato problemi comportamentali".
Ma, senza spostarsi dal territorio nazionale, la stessa Regione Lazio -
con il provvedimento del 17 settembre 2003 - ha voluto istituire uno
speciale Registro dei cani pericolosi, considerati tali per aver morso o
provocato lesioni tali da richiedere l'intervento medico, a prescindere
dalla razza a cui appartengono. Al Registro saranno iscritti, poi (non
perché considerati pericolosi per natura, ma per il potenziale rischio
dovuto alle caratteristiche fisiche), i cani appartenenti ad undici razze
(contro le 100 previste dall'Ordinanza) più i loro incroci.
La previsione dell'obbligo, per i possessori dei cani appartenenti alle
menzionate 100 razze e loro incroci, di stipulare una polizza di
assicurazione di responsabilità civile per danni, poi, appare un mero
palliativo, non agendo in via preventiva allo scopo di evitare che certe
situazioni si verifichino, ma mostrando di voler dare esclusivamente
garanzie di risarcimento dopo che il danno si sia realizzato.
La sola previsione dell'obbligo di stipula dell'assicurazione, fra
l'altro, anche in mancanza dell'indicazione delle relative sanzioni, ha
già ampliato gli effetti del fenomeno degli abbandoni sconsiderati di
cani appartenenti all'elenco e certamente non pericolosi, almeno fino a
quando si trovino sotto il controllo dei proprietari.
Ad avviso dell'AISAD, altri sarebbero i provvedimenti da prendere per fronteggiare
in modo strutturale il problema. Questi i punti considerati
imprescindibili:
1. Completamento dell'anagrafe canina ed istituzione di controlli
appropriati;
2. Adeguata regolamentazione delle attività di allevamento e
addestramento dei cani;
3. Individuazione della categoria dei "cani pericolosi" per aver
dato prova, a giudizio di specifici Organi, di costituire un pericolo per
l'incolumità pubblica e previsione di opportune norme di rieducazione e/o
messa in sicurezza;
4. Individuazione delle sole razze che per taglia ed indole si prestano,
in caso di errato o carente addestramento o in conseguenza di patologie, a
costituire fonte di rischio per l'incolumità pubblica;
5. Individuazione dei requisiti soggettivi indispensabili per poter
allevare, addestrare e possedere cani, in particolare appartenenti alle
razze summenzionate o giudicati pericolosi per trascorsi;
6. Previsione di stringenti norme di carattere tecnico per la gestione in
sicurezza degli animali (dall'uso del guinzaglio e della museruola alle
caratteristiche dei canili, dei recinti, dei mezzi di segnalazione della
presenza del cane);
7. Inasprimento delle pene per chi commette infrazioni.
L'AISAD, infine, non può non evidenziare come l'Ordinanza ministeriale,
così come ogni provvedimento che nasca dall'esigenza di gestire
l'emergenza, mal si presti a risolvere definitivamente il problema,
causando danni seri anche alle attività imprenditoriali. Va considerato,
infatti, il ruolo anche sociale degli operatori che allevano, addestrano e
commercializzano i cani secondo norme professionali di serietà e
competenza, fornendo tutte le garanzie di sicurezza.
Per questi motivi, l'Associazione ritiene che ogni soluzione del problema
debba essere ricercata nelle appropriate sedi istituzionali e perseguita
mediante l'audizione degli Organismi scientifici e delle parti sociali ed
economiche interessate.
Già da oggi, l'AISAD si rende disponibile a partecipare ad un Tavolo
istituzionale intorno al quale sieda chiunque, esponenzialmente, possa
contribuire al buon esito dei lavori.
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