NOVAFELTRIA – La truffa ‘abbaia’ su internet. E porta all’arresto di tre
persone, di origine campana ma residenti nel bolognese: i carabinieri di
Sant’Agata Feltria hanno infatti scoperto che i tre inserivano, in
appositi siti dedicati al commercio di animali, annunci di vendita
on-line di animali domestici (cuccioli di gatti e cani di razza) e,
ricevuta in anticipo la somma di denaro dai 300 ai 600 euro dalle
vittime che ‘abboccavano’ alla finta vendita, facevano perdere le
tracce. Per ricevere gli illeciti introiti, i tre si servivano di
postpay e vaglia postali.
Una truffa che, nell’ipotesi, va ben al di là dei confini locali, ma che
ha visto l’arrivo delle indagini a Sant’Agata, grazie alla denuncia di
un ragazzo 22enne residente proprio qui. Il giovane aveva acquistato un
cucciolo di Labrador, inviando ai tre malfattori parte della somma
dovuta (500 euro): ma il tenero cucciolo non è mai arrivato a
destinazione e non ha mai potuto essere accolto fra le braccia del
padroncino.
Al momento, sono in corso indagini per verificare la portata del
fenomeno e se questo sia diffuso in ambito nazionale, ma gli inquirenti
mirano anche a capire quale sia il giro d’affari complessivo messo in
piedi finora.
Se questa è però una truffa tout court, che poteva riguardare animali
così come qualunque altro ‘articolo’ è anche vero che mette in luce
un’abitudine sempre più diffusa: acquistare animali attraverso internet
e non nei negozi specializzati : “E’ un fenomeno devastante – commenta
Virgilio Camillini di Aisad-Confesercenti – e sta incrementando in
maniera esponenziale”. Un problema perché la vendita on line nasconde
più di un’insidia, tanto che come vendite illegali è al vertice della
classifica dopo armi e droga”.
Vendita illegale che vuol dire in primo luogo mancanza di controlli
sanitari, di controllo sulle specie commercializzabili e mancanza di
individuazione dei soggetti responsabili: “Gli animali non
sufficientemente controllati possono veicolare malattie di tutti i
generi, perché provengono da ogni parte del mondo e non hanno
certificazioni”. “Peccato – commenta Camillini – che così ci si possa
imbattere in specie pericolose di per sé, come ragni o scorpioni di
varietà assolutamente non raccomandabili”.
Poi, continua il presidente Aisad, “c’è l’aspetto del danno economico
secondo un’indagine della Confesercenti, nel 2007 solo il 30 per cento
degli animali da compagnia entrano nelle case per mezzo di un acquisto.
E di questo 30 per cento solo il 30 per cento è un acquisto in un
negozio. Questo sta a significare che noi del commercio tradizionale
oggi non deteniamo neanche il 10 per cento della vendita”, diminuendo
drasticamente la possibilità di gestire gli animali attraverso una
documentazione corretta e una tracciabilità reale.
Quanto al commercio via internet, “noi abbiamo segnalato alcuni siti
alle autorità competenti, ma questi nascono nel momento in cui qualcuno
entra in possesso di una partita da rivendere e poi muoiono e se ne
aprono altri”. Ecco allora l’appello di Confesercenti, quello di
“diffidare assolutamente di acquisti di animali sul web e fare in modo
di avere di fronte chi te lo vende in modo che sia sempre
rintracciabile; solo così ci si può salvaguardare dalle truffe”.
Da
intervista di “LA VOCE DI ROMAGNA”
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