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Marzo 2009 - L'Unione Europea ha approvato un documento che
supporta gli sforzi mondiali al fine di ottenere sostegno per
una dichiarazione sul benessere degli animali. Questo accade
presso il Consiglio europeo, settore "agricoltura e pesca", dove
gli stati membri dell'Unione, che già hanno consolidato il
principio del benessere con un protocollo allegato al trattato
di Amsterdam, si sono trovati in pieno accordo sulla necessità
di uno sforzo, da parte di ogni nazione, per garantire a livello
internazionale maggiore protezione e rispetto del benessere
degli animali, in quanto esseri senzienti". Esso riguarda in
particolare i"settori dell'agricoltura, dei trasporti, del
mercato interno e della ricerca.
Il protocollo ha come obbiettivo le cosiddette "cinque libertà":
libertà da fame, sete malnutrizione, da paura e ansia, da
disagio fisico e termico, da dolore, ferite e malattie. Infine
liberà di esprimere modelli di comportamento normali. Il
benessere degli animali, hanno sostenuto al Consiglio, si
rifletterebbe poi anche sulla salute umana, specie per quanto
riguarda i diritti degli animali allevati per il consumo di
carne ad una vita dignitosa.
Personalmente mi fa molto piacere che si pensi così in grande:
benessere internazionale, vita dignitosa per gli animali che
finiscono in macello, vita onorevole per gli animali degli zoo e
dei circhi, il tutto neanche confinato a livello europeo, ma
addirittura mondiale. Figuriamoci paesi come la Cina, dove vi
servono nel piatto il cervello di una scimmietta appena
decapitata davanti a voi o dove esistono decine di famigerate
fattorie della bile, quanto gliene può fregare del Consiglio
agricolturale e piscicolturale dell'Unione Europea.
Sarei molto più soddisfatto di pensare più in piccolo, ma con
maggiore concretezza di risultati. Ho appreso pochi giorni fa,
all'atto della detassazione di alcuni lavori artigianali, che il
ministro Tremonti si è ulteriormente rifiutato di prendere in
considerazione non solo l'abolizione, ma anche un semplice
abbassamento dell'Iva sulle prestazioni veterinarie e sul
petfood (cibo per animali d'affezione). Motivo? Il solito.
Dobbiamo attenerci alle regole comunitarie. Dimentica il
ministro che l'Italia paga triliardi di euro in multe per
dimenticarsi continuamente di regole comunitarie (vedi quote
latte) e che ne prende esempio soltanto quando pare e piace a
questo o a quel ministero.
Come poi faccia la Spagna, che mi risulta sia nell'Unione
Europea, ad avere un'IVA del 7% anziché del 20, sulle
prestazioni veterinarie è un mistero che lo stesso ministro
forse potrebbe svelarci. Anche nella California del duro
Schwarzenegger, le proteste di cittadini a amanti degli animali,
hanno costretto il governatore ad azzerare le tasse su tali
prestazioni che sono a tutti gli effetti "sanitarie". Intanto il
ministro ha detassato i parrucchieri. Buon per loro e per le
chiome nostre che valgono sicuramente più di Fido e Silvestro.
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