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Vive su un’isola (lavorativa) felice. Parliamo di chi ha un negozio
di animali. Perché nonostante la crisi, i padroni di cani e gatti
(un italiano su tre) non badano a spese per curare e coccolare i
loro amici. La conferma arriva da un sondaggio delle aziende
alimentari del settore, che nel 2010 hanno avuto un giro d’affari di
1.750 milioni di euro. “Occhio, però, vendere le solite scatolette
non basta più” spiega Virgilio Camillini, presidente di AISAD,
l’Associazione di Confesercenti per il settore degli animali
domestici (www.aisad.it).
“Il commerciante oggi deve offrire prodotti e servizi nuovi”.
Vediamoli.
· Il reparto alimentazione è fondamentale “Oggi i veterinari
consigliano cibi biologici e dietetici e persino gli integratori per
colesterolo e diabete” dice Camillini. “Tutti prodotti che non si
trovano al supermercato. Metteteli negli scaffali e andranno subito
a ruba”. L’idea in più è la consegna settimanale a domicilio: gratis
per i clienti assidui e a una tariffa promozionale per incuriosire
quelli nuovi.
· Passiamo ai servizi: Il pet center funziona se semplifica la vita
a chi possiede un animale “La parola d’ordine, infatti, è risolvere
i problemi “ avverte l’esperto. “Se non si fa il “coiffeur” in
negozio, si crea un rapporto di collaborazione con toelettatori
della zona. Lo stesso discorso vale per dog e cat sitter. Conviene
poi convenzionarsi con alcuni addestratori e organizzare incontri
nel punto vendita”. E non finisce qui: “Ci si offre per portare dal
veterinario il cucciolo del manager super indaffarato o del signore
anziano. Così si guadagna una percentuale del 10 per cento sul costo
di vaccinazioni e pratiche. E si diventa un punto di riferimento
fondamentale per i clienti”.
· Se oltre a prodotti e servizi si vendono anche gli animali, non
bastano partita Iva e permessi Asl. Infatti bisogna seguire le
normative che variano da regione a regione e in alcuni casi è
richiesto un corso di circa 30 ore, che costa 100 euro. L’AISAD
offre tutto l’aiuto necessario. L’investimento iniziale di chi
comincia da zero (e non ha un negozio), è di 45.000 euro, mentre i
guadagni annuali partono da 18.000.
(Riproduzione di un articolo apparso su “Donna Moderna”, febbraio
2011) |